10 ottobre 2010

Le migliori cozze della nostra vita


Parte 1

MARIANNA

“Overkill”, Men at Work, Gianki 14, 1997.

Fatevi sotto ragazze, sono tutto vostro…

Cruda, crudele notte di racconti mai sospirati, di scelte mai compiute, di alito pesante e gamba possente. Lucida nella notte del nulla mi appari come ti ho presa anzi, forse peggio.

Il rivolo di sperma che si insinua tra le pieghe della tua schiena la disegna come la copertina di “The serpent’s Egg” dei Dead Can Dance. Crude e avide le tue mani mi afferrano il cazzo come se non avesse già completato il suo onesto lavoro da imbianchino.

“Ancora…” sentenzi, dolce e irrequieta.

Ti fisso alzandomi prospettivamente come un dolly sulle ginocchia attento che la luce ti investa ben bene definendo la tua voluminosa figura per quella che è: una balena di una piotta almeno si direbbe al bar di sotto. Schiumosa di sesso e vibrante di carne. Bellissima e voluttuosa quando agiti quel culo da televisore LED. Sei la Venere di Milo senza un briciolo di dieta a rompergli il cazzo il lunedì, la Gioconda sotto la cornice, Apollo e Dafne uniti nella stessa persona, tutti i nani di Velasquez uno sopra all’altro. Marianna, o come cazzo ti chiami, che quando ti ho fatto quella compilation dovevo darla a Linda che poi forse era Glenda e alla fine passasti tu in radio a prenderla.

“Bello questo pezzo… è romantico…”

Il cd va da un venti minuti e siamo arrivati a “Steppin’ out” dell’amico Joe Jackson, Gianki 25, 2001

Ne ricordo il video dove una cameriera si mette i vestiti della padrona che naturalmente a te non starebbero mai, splendida otaria dal manto bianco. I tuoi capelli, nervosi e ricci come erinni si scuotono pervasi da un luccichio di riflessante di rara bruttezza.

“E’ romantico sì… Lo vuoi ancora nel culo?”

“Magari dopo. Mangiamo qualcosa?”

A questo non avevo pensato. Ho la casa piena di vinili e nulla di commestibile alle 4 del mattino. Fanno eccezione un pacchetto di crackers e una vecchia marmellata di prugne fatta da mia zia Franca che quando me l’ha data bestemmiava perché tanto se la mangiano sempre i miei amici.

“Ho una marmellata buonissima, la fanno i trappisti…”

“I Trapp…”

“Dai, quei frati che siccome non c’hanno un cazzo da fare fanno le marmellate e le vendono al doppio.”

Non ottengo risposta però quella si gira e prima di guardarla in faccia le individuo il metro quadro di aureola che ne determina il capezzolo. L’altro dev’essere della stessa fattezza ma non mi azzardo a guardarlo, temendo una copia per cui poi dovrei perdere tempo a trovare una leggerissima differenza.

“Che fai, mi guardi le tette?”

No, Marianna mia… cosa dici?? Ho appena individuato sopra la tua spalla destra una sinistra crepa sulla parete che non mi sovviene e che porterà in breve tempo al cedimento strutturale dell’edificio…certo che te le guardo cazzo! E’ la cosa più grande che abbia visto dopo “Avatar” sullo schermo al Cityplex.

E sorride Marianna. Abile tessitrice di trame hot mentre con due mani le soppesa, quelle enormi amiche, come un ortofrutticolo farebbe con due cartoni riempiti di chili di pesche per convincere il cliente e la stessa, docile, felice ingenuità di un bambino a cui hanno appena regalato il galeone pirata.

“Sono un po’ grosse…”

Grosse bambina mia? Sembrano godere di una vita propria e sorridermi di gusto e te le immagini dotate di un’autodeterminazione tale che potrebbero tranquillamente guidare la macchina, avere un conto in banca e presentarsi in fila alle poste senza che qualcuno avesse da obiettare alcunché. Me le immagino lamentarsi della lentezza degli impiegati mentre Marianna capisce il giochino e le agita ad un ritmo ossessivo da ballo salsa di gruppo sul litorale abruzzese e mi ritrovo ancora barzotto mentre scavalco il letto per liberarmi dell’immenso Leviatano e andare dritto dritto alla ricerca della marmellata di mia zia camuffata da trappista.

“Cazzo, ma come faccio?” mi chiedo, che di là siamo arrivati a “Mad World” dei Tears for fears versione Gary Jules, Gianki 41, 2005.



“Questa è dei Tears for fears?” mi chiede regina Elisatetta.

“Sì ma questa è la versione di Gary Jules, la trovi in Donnie Darko.

“Donnie…?”

“Lascia perdere.”

Il riflesso del frigo mi fa intravedere l’orribile spettacolo che mi porto dietro da 39 anni suonati. La versione smilza di Iggy Pop. Pelle e ossa distribuite in modo non uniforme, occhiaie così spesse da sembrare eyeliner di Robert Smith, denti rovinati da fumo di pessimo taglio. Un paio di boxer strappati ad un carico di vestiti direzione Belize e addominali che si nascondono, ma molto bene, dietro a una pancetta da alcolista per nulla anonimo.

Sono io. Giancarlo detto Giancarlino, detto Gianca, detto Gian. A volte Gianpacco per chi ha avuto la fortuna di incontrare la liana che fatica a rimanere attaccata al corpo e che vorrebbe ferina libertà nella foresta a cui sembra appartenere da quando mi è spuntata tra le gambe.

“Cazzo, ma come faccio??” mi chiedo ancora una volta. E, “Lei non è una di quelle”, rispondo stancamente alle continue allusioni degli amici in radio quando ne rimorchio una…

“La solita cozza?”

Non è una di quelle non significa che non lo sia. E’ cozza ma non è lo stesso tipo di cozza. Vorrete confutare la teoria che di tipe belle ce ne saranno a migliaia e che con le cozze si può sfiorare l’infinito, l’assoluto? Roba da perdere la testa. Solcare ogni meravigliosa imperfezione, inerpicarsi per chiappe malandate, nuotare tra laghi di cellulite, immergersi in cosce urticanti, liquefarsi in seni conscriptor, ficcare la lingua in cavità inesplorate. Trovo tutto questo sublime. Come il termine cozza, del tutto riduttivo per definire i paradisi artificiali nei quali mi perdo.

“Che traccia è la 12?” è la sua voce plutocavernosa, quella di Big Bang Marianna.

Devo, “The day my baby give me a surprise…” Gianki 42, 2006



“Mai sentito questo divo.”

“Si scrive Devo, come: devo mangiare.”

“E si pronuncia divo come divo della tv?”

“Esatto. Hai ancora fame?”

“Sì però poi scopiamo ancora, io non ho sonno…”

“Certo” la tranquillizzo. E che poi, dopo essermi sfogato come Grisù, ho sempre quel barlume di lucidità che mi convince a scappare, a chiudere gli occhi, a ripetermi per l’ennesima volta che non poteva annà così pure stavorta. Intendiamoci, si tratta solo di qualche minuto in cui rifletto che le patibolari ospitate nella mia piazza e mezzo potrebbero forse, con un acuto e fulmineo esame visivo, considerarsi davvero orrende. Ma è solo un attimo, perché il signor Drummond che sta lì in basso pitonesco a guardarmi semirigido mi ripete una litania repubblicana dove io sono un cazzo di razzista e lui è lì per rimettere le cose a posto. Cioè, in poche parole, sente che ne ha ancora una voglia incredibile di quei “Fiori del male” che mi porto a casa.

Apro lo scrigno segreto chiamato sportello del frigo e ci trovo lì la marmellata di prugne con la faccia della solita zia Franca che mi fa “TACCI TUA sò passati sei mesi, vuoi vedè che so marcita!”. E sfidiamola questa marmellata che tanto non c’ho niente da perdere. Mi ricordo ancora con Nadine, francese di un posto sperduto che aveva un nome composto da almeno 5 parole in cui ricorrevano la Vergine Maria e un fiumiciattolo della zona. Mentre la portavo a casa, a dieci minuti dalla fermata della metro, lei scoprì di avere fame. La portai da Oreste il kebabbaro. Uno che in realtà si chiama con un nome che se lo pronunci è come suonare un disco al contrario e che per comodità chiamano Oreste. Mi fece due kebab e alla luce azzurro neon di quel postaccio scoprii che Nadine, cazzarola, non era mica così brutta. Due tettine di gran cordialità, chiappette sode e… sì d’accordo una sgradevole faccia da pescivendola bretone ma non era sufficiente a definirla cozza. Cosa mi aveva ingannato? Per fortuna, bastò un attimo, sorridendo con strisce di kebab ancora spalmato sui denti mi resi conto di quella decisiva imperfezione che mi era poi uscita di mente: Nadine ostentava una sublime fessura tra i denti. Larga, larghissima. Un crepaccio sul baratro. Un traforo tra Francia e Italia. Quasi un dente mancante. Le avessi lanciato una moneta da due euro in bocca avrei rischiato di soffocarla. Ripresi a sorridere, tranquillizzato. E con Nadine fu una delle serate più belle della mia vita.

Ma torniamo alla marmellata, la apro con il braccio mancino, quello più forte. Niente da fare. Il viso di zia Franca si stampa tignoso sul coperchio e digrigna i denti incazzato. Insisto ancora con quel che resta della muscolatura di un saltatore del pasto e finalmente faccio brillare quel cazzo di barattolo. Esplode in pezzi fragorosi investendo il corroso muro della cucina con pezzettoni di prugne sanguinolenti. Non mi faccio spaventare da quell’ultima parentale vendetta e ficco le narici su uno di quei pezzettoni che smettono di aderire al muro per lasciarsi scivolare come bava rossastra.

“Che è successo?” chiede Elephant Woman outside.

“Niente è la marmellata. A volte esplode.”

“A volte?”

“Vuoi venire a leccare il muro? E’ divertente.”

“Vuoi dire che ora la marmellata è sul muro?”

“Ancora per poco baby, la stiamo perdendo, sai quella cosa…la forza di gravità. Ma tranquillizzati è in ottima forma. Niente muffa.”

“Arrivo…”

Marianna si materializza sullo stipite della porta come un materasso ad acqua di ridotta mobilità. Dotata di doppio mento di serie che doveva aver nascosto abilmente sotto il cuscino. Quelle care amiche delle sue tettone che la seguono in ogni sua fatica e un ventre da statuetta della Dea Madre dissepolta da scavi ittiti. Vivido, in quella luce orrenda che devasta la cucina, l’ammasso bianco e lattiginoso che ricopre Marianna splende di luce propria. Si avvicina famelica verso di me e tendendo un braccio da lanciatrice di martello bulgara fa arrivare al cospetto della mia bocca una mano impiastricciata di marmellata alle prugne che ha raccolto con un gesto che crede erotico. Mi ritrovo la bocca ingolfata dalle sue dita calibro 9 e dalla marmellata ormai mastice. E, mentre per lei dev’essere il massimo dell’erotismo, io provo la sensazione di essere in un film di mafiosi che stanno già spalmando di calcestruzzo la vittima che non intende parlare. Ne deriva un conato che lungi dall’allontanare il maglio di Goldrake di Obesame Mucho dalla mia bocca, mi scaraventa all’indietro facendomi cadere a terra. Mi fa male la schiena, la mandibola sembra bloccata come quella di un gorilla che aspetta invano che uno stronzo di bimbo gli tiri la nocciolina allo zoo e perdipiù dovrei avere le labbra spiaccicate con detriti zuccherosi che mi fanno assomigliare a un orrendo clown triste appeso nelle pizzerie più rognose.

“Non farlo mai più!” le grido.

“Era una cosa erotica…”

“E dove l’hai vista? In Nightmare!”

“Night…?”

Ok baby, io ho quasi gli anta mentre tu ti divincoli bene intorno agli enti ma sono sicuro che se ti taglio una gamba fai la figura della quercia che ci trovi tutte le ere geologiche del mondo dentro e quindi non farmi pesare il fatto che non conosci quasi nulla di quello che per me è assolutamente vitale solo perché sono un po’ più grandicello.

“Nightmare cazzo! Quello con Freddy Krueger, il tizio che ha una faccia butterata alla Cassano, una mano con gli artigli e la maglietta a strisce nere e rosse tipo Blur” grido ormai con la bocca di Valeria Marini.

“Ah mi pare di averlo sentito…”

“Sentito? Ma cazzo non è un gruppo!”

“Ah no…?” fa lei che afferra un altro residuo di prugna e stavolta se lo fa caracollare giù per l’esofago come fosse una cosa normale.

Una cosa così la puoi vedere solo in un film di Cronenberg che solo a pensarla non ti viene. Ma Marianna sembra soddisfatta e sazia.

“Allora? Torniamo di là?”

Ormai schiavo di lei, sputo l’ultimo pezzo di prugna, abbasso il capo ed eseguo gli ordini come un condannato…

17 gennaio 2008

ratza ratza sulla terrazza... e nessuno si incazza


Nessuno si incazza più e persino il possibile dissenso viene evitato come la peggiore delle iatture. viviamo in uno stato paludato dove tutti si indignano ma nessuno si incazza. perchè incazzarsi ti colloca, ti fa uscire allo scoperto, ti fa prendere una posizione netta. siamo atrofizzati da minchiate tipo il dialogo, il rispetto reciproco che vediamo campeggiare sui giornali ai quali faticosamente doniamo un euro, quando giornalmente veniamo inchiappettati senza poter neanche ribattere "Oh guarda che fa male" perchè rischiamo di sollevare un polverone. questo finto buonismo è ripugnante perchè si è insinuato anche nella società civile. nel mio microcosmo lavorativo (ma anche tra amici) è sparito lo scontro. se non si è d'accordo ci si zittisce e rabbuia come gli invitati alle feste che si annoiano perchè si vergognano di ballare. perchè incazzarsi è sconveniente, poi qualcuno te la farà pagare...ma chi? siamo talmente spaventati e dietrologi che evitiamo di sparare salutari vaffanculo temendo che forse un giorno quel coglione si vendicherà di noi come in un epico finale di un western di Leone. invece, azzittendo il coglione oggi forse ci si risparmierà di ritrovarcelo fra i piedi domani. in questo senso la vicenda della ratza è specchio di un paese con la scopa nel culo (perdonate questa insistenza anale) tutto teso ad un buonismo di facciata, a non scontentare nessuno a vivere in una mediocre e falsissima società dove tutte le opinioni sono rispettate. ma perchè? le opinioni non sono tutte rispettabili. se il papa si pone come soggetto politico ho diritto di contestarlo. voglio ritrovare il diritto ad avere nemici, ad odiare, allo scontro, allo sbeffeggio, al dito medio, al rutto alla cipolla, il diritto ad essere volgare, a fare casino, il diritto al sarcasmo e alla satira. forse dovremmo cominciare a incazzarci tra noi per rivoluzionare davvero il paese?

bollettino dei naviganti- gugl pasticcio

nella sua inutile renovatio stylistica google mi ha reso impossbile la gestione del primigenio blog che aprii due anni orsono costringendomi a ripostare tutto da capo. per quanto i vostri commenti fossero autentiche perle non gliel'ho fatta a ripostarli. per i più nostalgici potete tornare a guardarli solo su

26 aprile 2007

Fassino e la sua Psicosi Democratica. ovvero la terapia cognitivo comportamentale estesa all'elettorato di sinistra


C'era da aspettarselo, Fassino piange e si commuove come Occhetto e Andrew Ridgeley quando il suo amico George preannunciandogli lo scioglimento degli Wham gli annunciò "Vado a prendermi una pausa di riflessione" che poi diventò "una pausa di riflessante". C'è da capirlo, povero Piero, lui e il Pathos sono due cose lontane anni luce. E pure le lacrime le ha provate mille volte prima di farle sgorgare copiose dal palco, affidandosi a migliaia di immagini registrate: Dalle ricomposizioni familiari di "Carramba che sorpresa" ai porno di Siffredi quando si deve spupazzare la 25esima romena e non ha neanche fatto colazione. E' evidente lo scollamento tra una classe dirigente convinta di prendere decisioni epiche che muteranno la nostra vita e un pubblico pigro e televisivo che assiste a quelle immagini sconcertato da una psicosi collettiva che apre tutti i Tg. Veniva da pensare che alla fine del congresso avrebbero chiuso le porte e si sarebbero dati fuoco invocando la discesa sulla terra di un qualche essere alieno venuto ad annunciarci il verbo o almeno a darci lumi sul sesso di Amanda Lear, e invece niente. Commozione da Tiffany, abbracci e addirittura Rutelli che prende il braccio di Fassino ( o era il contrario) sventolandolo a mò di grissino tipo "We are the champion" nella Rivincita dei nerds. Non propongono nessuna idea, non mostrano intenzione di formare una nuova classe dirigente ma fanno del pathos e della speranza la loro bandiera. Gente che non regala un brivido neanche sotto formalina, la cui incisività politica è degna dei film sperimentali di Warhol (Camera fissa a osservare cosa succede per almeno un ora). Ancora non avete capito una ceppa:non vi vogliamo buoni e piagnoni, vi vogliamo figlidiputtana e cattivi. Come leader del parito democratico vorrei Darth Fener. Ogni volta che parlano Berlusconi o Casini gli fa mancare il fiato e quelli lì a ossequiarlo: "Come dice giustamente il senatore Fener anche Forza Italia è a favore dei Dico". Ultima chicca la scelta musicale del congresso DS. per svecchiarsi un po' tentano Rino Gaetano che fa tanto simpatia e buonismo e che (ma loro lo ignorano) prendeva sontuosamente per il culo gia il PCI di allora e avrebbe odiato qualsiasi etichetta politica. Perchè allora non tentare (in vena di piagnoneria) il sontuoso "On my own" di Nikka Costa? C'è tutto: lacrime, indipendenza, strappo politico, pannolini, raccomandazioni e hit parade. ma quando impareranno...?

08 gennaio 2007

Rimozione da Tiffany ovvero Pavarotti & friends un caso ancora coperto


Il nostro è un paese che insabbia, dimentica, rimuove. Fa parte del DNA degli italiani tirare avanti sempre e comunque mettendo da parte ogni sorta di nefandezze. di una in particolare, e molto recente, quasi tutti fanno finta di dimenticarsi: "Il Pavarotti & friends". Quando ne parli in giro tutti abbassano un po' la testa, o guardano da un'altra parte, o ti fissano spalancando gli occhi come stessi parlando di uno sbarco alieno. I più spavaldi affermano (e sembrano sinceri) che addirittura non sanno di cosa si stia parlando, che per loro Pavarotti è un eroe nazionale stimatissimo in tutto il mondo. E allora veniamo ai fatti: c'è stato un periodo neanche troppo lontano in cui rivestendola come manifestazione a scopo umanitario si perpetrava uno dei più grandi scempi alla musica dai tempi in cui alcuni primitivi battendo a caso delle pietre sulle pareti delle caverne ne ricavavano una godibile sensazione. C'era un tempo in cui due uomini, Pava e Rotti, vennero accorpati da un dio maligno e birichino in uno solo, enorme. L'uomo piangeva molto e si muoveva a fatica disperandosi e allora una dea, vedendolo sempre con un fazzoletto in mano, ebbe pietà di lui e gli fece due doni: un bel canto potente e una fidanzata tanto scaltra da esercitare su di lui pratiche degne di Priapo ogni qualvolta si apprestava a firmare contratti di qualsiasi tipo. Il nostro eroe ebbe successi incredibili e un giorno ebbro di vino e priapismo partorì l'orrenda nequizia: "Se io posso cantare l'opera posso cantare anche la musica leggera. Inviterò tutte le star del mondo a cantare pop e rock con me per salvare i bambini del mondo". E così nessuno si sognava di storcere il naso mentre il nostro si impegnava in patetici duetti con Ligabue, Jovanotti, Pelù, Mariah Carey che di lì a poco finì in una clinica per depressi cronici. Con la pretesa di una jam session tra classico e moderno venivano sdoganate le peggiori minchiate in un' infinita kermesse sospesa tra lo zecchino d'oro e il Rocky horror picture show. persino Bono e gli U2 non rimasero immuni dal contagio radical-kitsch sottoponendosi, all'ombra del patetico baobab emiliano, ad una pietosa esibizione sempre in bilico tra la schizofrenia( what am i doing here with this fat ugly man? let's get out of here!!) e la crisi di nervi. poi qualcosa si incrinò: il nostro si era ciucciato qualche soldo di troppo, forse la fidanzatina gli aveva sbagliato qualche 740(chissà!) e il nostro "evasone" fiscale lasciò per sempre perdere l'appuntamento col suo P.& friends, facendo tirare un sospiro di sollievo a Christina Aguilera, Britney spears e robbie williams che non si dovettero piegare (come le povere Spice Girls) alla triste cafonata di bene-(de)ficenza. L'Italica gente lo perdonò, fece finta di dimenticare i suoi duetti e lasciò colmare al festival di Sanremo il fabbisogno trash che il nostro glorioso popolo da sempre richiede a gran voce.

21 novembre 2006

filippine...non ne posso più...


kazaki e moldavi questa sera regalali a un altra....torino film festival colpisce ancora: per nulla toccati dalle stupide e infinite disfide venezia-roma, scollati dal sistema cinema come industria ma anche come casa popolare, liberi da qualsivoglia impedimento di tempo, spazio e sistema solare ecco rinnovato l'attacco alieno dell'intelighenzia sabauda agli zebedei dell'ignaro (o quasi) pubblico.Pronti via:si parte con il vampiro libanese che con velata e manco nascosta liturgia gay (memorabile la scena in cui, con plastica sapienza, succhia il collo a un bear)gira per una beirut poco martoriata dalla guerra ma sconvolta da un misterioso serial-killer che altresì non è se non la parte morbosa del protagonista (o almeno così ho capito). Risultato: una bella mezzoretta di sonno che mi ha fatto perdere solo due inquadrature, di certo epocali ma un tantino fisse. Al risveglio, (mi aspettavo come minimo una hostess dotata di vassoietto, caffè e lingue di gatto) parafrasando verdone che a proposito di un film non troppo ritmato commentò "alzandomi, mi sono rimaste le palle attaccate alla sedia", ho controllato se le suddette non fossero state dimenticate nel caldo e accogliente cinema. finita qui? Certo che no e qui inizia la parte cosiddetta Marùn five, cinque corti cinque del pioniere Bargellini. un simpatico sperimentatore toscano che negli anni 60 simulava attacchi alla terra da parte di dischi volanti in ceramica di grottaglie. dopo i primi tre il pubblico è a rischio autocombustione e il nostro eroe del super8 si riprende un po' con il suo capolavoro "Vi prego di accettare questo bouquet di parentesi appena sbocciate" (almeno per il titolo assolutamente Dada). ma qui scatta, inaspettato il dramma: mi giro verso ilmioamicomario (che mi aveva spinto il bargellini con misurato candore) per commentare con lui il momento in cui la musa del toscanaccio è in piena accettazione del suddetto bouquet, ma, il pomeriggio è tiepido, il pan ci manca, la sala è accogliente e percio scopro ilmioamicomario assopito come un mariobrega qualsiasi alla fine di un pranzo di pesce a fregene. a questo punto io e gli altri compagni di sventura reduci da altre perle di rarà staticità emotiva decidiamo di dribblare volontariamente i lunghi in concorso e le sperimentazioni d'alta quota per dedicarci unicamente a doc e retrospettive (chabrol e aldrich paiono in questo contesto "2 fast 2 furious"). Alla fine la soddisfazione piena me la regala il doc "politica zero" della coppia mtv-esca coppola-piccinini dove la giorgia meloni, nostra signora dei vicepresidenti della camera, ne esce fuori come una perfetta immagine della fuan-girl 70'. grande simpatia e proprompente romanità da balconata di palazzo venezia, un solo neo, non è armata, o almeno lo nasconde bene. film preferiti "il gladiatore" e "braveheart"...sublime...altro che torino mi sa che il prossimo kolossal con l'eroe che mozza gli arti come fossero alucce di pollo o roma-livorno in curva sud me la vedo con lei...

23 ottobre 2006

this is roma-la festa del cinema de noantri


"a sè ma 'nte potevi legge il programma?""Boh c'era scritto un film spagnolo""e che vor dì? che attore ce stava?""Boh attori spagnoli...e poi era l'unico biglietto che ho trovato...la comencini me pareva 'na palla""embè questo fischia, 'na bella frittatella de cojoni me sò fatta..."(Dialogo appena fuori la Sala Petrassi tra due coniugi sulla cinquantina dopo la proiezione dello sperimentale "la niebla en las palmeras")A parte le critiche c'è da dire che il festival non era malaccio.Oltre al meraviglioso "This is england" spicca "la faute a fidel" un simpatico e commovente ritratto di bambina assediata da genitori baffoni e filocileni(e sfido molti a riconoscersi). grande persino l'accorside con ottima pronuncia franco-spagnola. la sezione extra che doveva presentare le chicche del festival si è rivelata in gran parte un contenitore di scarti e dispensatore di orchite a tutti i livelli (tra l'altro non è stato neanche pensato un premio per la rassegna)dove il documentarietto del figlio d'arte o il tappabuchi nel cassetto del regista affermato veniva lasciato libero di nuocere agli ignari ed esterrefatti accreditati. però nonostante l'inizio stentato la kermesse ha poi preso piede concludendosi alla grande. infatti a metà della settimana sono usciti fuori i super rikkioni (immancabili in ogni festa del cinema che si rispetti) e i vari freaks che da sempre assediano venezia, restituendo all'incolore e senza identità epopea veltronica un gusto cinefilo e decadente. strepitosa la presenza del pubblico cosidetto normale che acquistava senza battere ciglio ticket per mattonate di sola andata senza sapere minimamente a cosa andava incontro. esperienza del resto riservata anche agli addetti ai lavori. per chiudere una nota di merito agli italiani angelini e cappuccio scarni, sobri ed emozionanti, meritevoli nel recupero e nella proposta di attori dimenticati e di personaggi secondari molto bravi. sui nomi più affermati invece pesa il disastro comencini, sorelle intercambiambili della banalità, due film brutti all'anno e il problema di non sapere con chi prendersela e allora ce la prendiamo con tutte e due: basta con il multistrand(film corale) all'italiana, scritti male e recitati peggio. infatti come una raccolta di figurine panini si tentano alchimie di cast poco probabili dove zingaretti è ormai il fisso inculatore di gnugnette (già in maniera più aggraziata nell'ultimo, raccapricciante, tavarelli), la golino un'improbabile ispettore della finanza (ovviamente frustrata e poco scopata, problema che sembra il privilegiato delle nostre mirabili autrici) e il mitico ma ormai extraprezzemolino battiston relegato nel ritritissimo e ormai vetero ruolo del salvatore di puttane che come ormai si sa è appannaggio dei nostri politici.

13 settembre 2006

da zero a gay


e insomma capita anche questa. alla fnac di marsiglia c'è appropriatamente una sezione dvd in offerta. tra gli scaffali accanto e direi giustamente in bella mostra c'è la sezione film gay. attenzione non si tratta di pornazzi ma di pellicole d'autore o comunque erotico-soft. l'equivalente dei video di playboy o di qualche brass per gli etero. ed ecco che qualcosa attrae la mia attenzione. una locandina familiare... ma sì...il lucianone ligabue parte 2!! La locandina è identica ma al posto del titolo originale compare un vaghissimo e pruriginoso "les hommes italiens". ora a parte un favino travestito (tra l'altro l'unica cosa meritevole del film insieme allo strip di stefania rivi) non ricordo scene particolarmente omo. e così mi metto nei panni del povero gay marsigliese che sperando di trovare chissa quali paradisi fallici acquista il suddetto film per poi delusissimo constatare che gli uomini italiani non sono gay e anzi sono tristi come nel film di ligabue.